Arte Artisti
Performance Arte


La Performance è una modalità di fare arte, che permette all’artista, dove e quando vuole, di attuare un evento artistico, che costituisce l’opera stessa. È molto utilizzata anche da numerosi autori di Body Art, per i quali è importante spettacolarizzare l’evento stesso e superare i limiti della morale comune, rendere pubblico un episodio naturale ed estremamente intimo, esibendo il proprio corpo attraverso dei movimenti accompagnati dalla musica oppure utilizzare il proprio corpo in maniera mortificante e autolesionista, attraverso azioni o “rituali” che acquistano senso solamente grazie alla partecipazione emotiva del pubblico (che ha un’importanza fondamentale per la riuscita della performance, perché non è più considerato come fruitore passivo). Per ulteriori dettagli sulle Performance Arte, potete leggere la pagina di Wikipedia che spiega tutte le caratteristiche di questo tipo di “live art”.
Tra i numerosi autori di Body Art che hanno scelto le performance per esprimere al meglio il proprio linguaggio, ricordiamo Yves Klein, che nel 1960 presentò "anthropométrique", un happening dove univa sorpresa e provocazione, rotolando dei corpi nudi pieni di vernice su grandi fogli di carta, allo scopo di imprimerci la loro forma nel magnifico colore “blu Klein”.
Tra le performance più intense, emotivamente sentite e crudeli (per il modo d’infierire sulla propria carne dell’autrice), ricordiamo quelle degli anni ’70 e’80 di Gina Pane, un’autrice francese che durante le sue esibizioni faceva vedere il suo sangue, per donarsi il più possibile agli osservatori. Un’altra conosciutissima artista estrema di Body Art, è la serba Marina Abramovic, ancora vivente, le sue performance sono caratterizzate per il voler superare i limiti mentali e fisici del suo corpo e la voglia di indagare sul meccanismo mentale che scatta tra performer e pubblico.
Dagli anni ’90 in poi, Spencer Tunick, un fotografo americano popolare in tutto il mondo per la capacità di organizzare e fermare in immagine eventi di massa in cui centinaia, se non migliaia, di persone si spogliano tutte insieme per uno scatto fotografico, diventando parte integrante del paesaggio. Le persone, di tutte le fisionomie e razze, si fanno folla e perdono la loro connotazione sessuale, in uno scatto dalla caratteristica “epica”, trasformando la Body Art in Land Art.
Tra i numerosi altri nomi di performer ricordiamo Dan Graham, pioniere della video arte, negli anni ’60 sperimenta video di Body Art, come la performance “Body press”, nella quale due operatori fanno ruotare intorno ai loro corpi, e si scambiano, una telecamera che possa descrivere le loro identità. Possiamo indicare anche la performance di connotazione religiosa “Ebrea” (1971) di Fabio Mauri oppure l’australiano Stelarc le cui performance realmente impressionanti ed estreme, trattano l’argomento delle mutazioni e della contaminazione con la robotica.






 
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