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I Futuristi


Il Futurismo fu un vero e proprio gorgo di idee reazionarie che non si occuparono solo di arte, ma che si dispiegarono nei campi più disparati e che toccarono temi (economici e sociali, filosofici, religiosi, letterari, artistici) che furono i punti di un dibattito che si estese a tutti gli anni a venire, e che ancora oggi non si può dire esaurito.
Nei futuristi c'era la volontà di liberare l'Italia dalla cultura tradizionale e borghese, così essi in anticipo al Dada; i futuristi hanno inventato le serate provocatorie, le manifestazioni scandalistiche, gli schiaffi al gusto del pubblico, volti ad irritare il tradizionalismo piccolo-borghese.
Leggendo gli articoli, le lettere, i versi di quel tempo, si ricava l'impressione che i futuristi vivessero la guerra in un alone d'euforia, proprio come gli Dei d'Omero che passeggiavano sui campi di battaglia avvolti in candide nuvole. Solo Boccioni dopo il primo periodo d'eccitazione, fu ad un tratto colto quasi di sorpresa dalla crisi, e si rivolse all'unica verità che gli era rimasta: l'arte. Pochi giorni dopo Boccioni moriva. La guerra non era un evento lirico, era una realtà spietata. Altri futuristi non ritornarono: Sant'Elia, Serra, Slotoper, Carlo Stuparich... E il dopoguerra carico di equivoci trascinò gran parte degli intellettuali verso il fascismo.
Ardengo Soffici in “La voce” di Firenze pubblicò un'aspra stroncatura della mostra milanese dei futuristi, ma l'anno successivo eseguiva pitture di netta impronta futurista, benché la sua adesione allo spirito del movimento si sia rivelata di breve durata. La reazione del gruppo non si limitò questa volta nell'affissione di manifesti nelle strade cittadine, ma si concretizzò in una vera e propria spedizione punitiva a Firenze, dove Marinetti, Boccioni, Carrà e Russolo aggredirono Soffici, Prezzolini, Slataper, ed andò a finire che, a suon di botte reciproche, i Fiorentini aderirono al Futurismo.
I futuristi erano contro il nudo accademico perché non c'era più bisogno di spogliare interamente un uomo o una donna per ottenere una funzione emotiva: "Contro il nudo in pittura, altrettanto stucchevole ed opprimente quanto l'adulterio nella letteratura.
Voi ci credete pazzi. Noi siamo invece i Primitivi di una nuova sensibilità completamente trasformata. Fuori dall'atmosfera in cui viviamo noi, non sono che tenebre. Noi futuristi ascendiamo verso le vette più eccelse e più radiose, e ci proclamiamo Signori della Luce, poiché già beviamo alle vive fonti del Sole
." (Manifesto tecnico dei pittori futuristi; 11 aprile 1910).






 
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