Arte Artisti
Pietro Consagra

Molti critici sono d'accordo nell'affermare che Pietro Consagra abbia compiuto come scultore, una delle scelte più radicali e innovative nell'arte plastica della seconda metà del Novecento. Al di fuori dei valori estetici egli ha avuto numerose intuizioni di spazialità e di dimensionalità ed ha risolto problemi formali di notevoli difficoltà in modo estremamente moderno.
La "Frontalità" è per Consagra un aspetto della vita. E' un colloquio immediato con la scultura che esclude la necessità di girarci intorno. Un bisogno dettato dalla società di correre meno rischi per non essere utilizzato per altri scopi.
Nato nel 1920 in Sicilia, a Mazara del Vallo, si trasferì a Roma a 24 anni: gli anni romani furono per Consagra molto incisivi nel suo cammino artistico; le amicizie, gli affetti, i legami di quel periodo furono estremamente intensi. Consagra venne a Roma da solo nell'agosto del 1944 e successivamente invitò a salire anche i suoi amici siciliani: Ugo Attardi, Sanfilippo, Carla Accardi. Venendo a Roma, a P. Consagra si aprirono nuove porte, la possibilità di uscire dalla provincialità italiana e di conoscere gli altri avvenimenti artistici europei.

Pietro Consagra: i primi anni
Nei primi cicli di opere di Consagra non appariva ancora l'idea di superare la terza dimensione. Le sue creazioni in questo periodo erano totemiche, esse si slanciavano verticalmente come a cercare la luce. Il riferimento principale di queste sue prime opere è certamente Brancusi, il suo verticalismo e la ricerca della forma pura, l'approdo a forme essenziali che superano l'apparenza delle cose. I materiali impiegati sono quelli tradizionalmente usati nella scultura: bronzo, legno, marmo. Il lento andare verso la scultura bifrontale, il superamento dell'idea del Totem e delle tre dimensioni incomincia a delinearsi per Pietro Consagra nei primi ‘Colloqui’ degli anni'50.

Pietro Consagra: la Frontalità
Di notevole importanza nella poetica di Pietro Consagra è il concetto di Frontalità: egli raccoglie infatti nel suo libro “La Città Frontale” tutti i propri progetti e le teorie riguardanti l'ipotesi della costruzione di una città ideale e democratica progettata in maniera differente rispetto ai canoni architettonico-urbanistici, immaginata per andare incontro alle esigenze personali e per esaltare in maniera creativa le capacità di ogni singolo individuo. La frontalità, dice Consagra, è la conseguenza dello spostamento della scultura dal centro ideale; essa stabilisce la posizione vincolante di un unico punto di vista, che viene però compensato attraverso la moltiplicazione delle sorgenti, immissioni e direzioni delle qualità estetiche della luce.
Gli edifici dovrebbero superare le loro funzioni pratiche e migliorare quelle estetiche, La Città Frontale, ideata come opera d'arte, vuole colmare il divario tra ‘arte’ e ‘vita’ e rappresentare idealmente un simbolo di uguaglianza.
Della poetica della Città Frontale, sono stati costruiti a Gibellina, in Sicilia, il Meeting e il Teatro.
Il Concetto di Frontalità di Pietro Consagra è stato ripreso da lui negli anni '90, infatti nel 1996 espone all'Accademia di Belle Arti di Brera delle facciate in legno dipinto, estese orizzontalmente che si oppongono alla consueta tridimensionalità.

Pietro Consagra: la Bifrontalità
Consagra, rimane totalmente folgorato dall'architettura degli edifici di fine 1800, visitata durante un soggiorno di un anno nelle città americane. Tornato in Italia, nel 1968, egli incomincia a lavorare non più su sottilissime sculture ma su progetti di costruzioni che hanno bisogno di un certo spessore che permetta l'abitabilità. Pietro Consagra ipotizza quindi, il massimo spessore possibile per rimanere nell'ambito della Frontalità, ma che gli permetta anche di creare “La Città Frontale”.
Per ulteriori informazioni sullo scultore Pietro Consagra, potete visitare il suo sito ufficiale e la pagina di Wikipedia.
 
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