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Sculture Boccioni


Purtroppo, la maggior parte delle sculture di Boccioni risultano ormai distrutte. Iniziato nel 1911 e finito nel 1912, il suo primo gruppo di sculture è costituito da "Fusione di una testa e di una finestra", da "Testa + casa + luce", datata dallo stesso Boccioni nel suo saggio (e non più esistente se non in fotografia), infine dalla Scultura in legno e da "Antigrazioso", che possono datarsi 1912.
La scultura di Boccioni Fusione di una testa e di una finestra (è molto più sviluppata rispetto alle teorie che egli esponeva in quel momento, ma l'eterogenia dei materiali impiegati non parve sufficiente a rendere dinamica la composizione). La scultura non è di facile intuizione, l'immaginazione deve lavorare troppo. La sua derivazione da premesse del simbolismo espressionista è molto evidente nella costruzione della testa, la cui maschera allucinata è resa più ossessiva dal peso della finestra in bilico e dai raggi obliqui; vi è una compenetrazione di vari piani costruiti da materie differenti ed una luce organizzata in maniera piramidale.
La scultura Testa + casa + luce rappresenta la ricerca in parallelo del dipinto "Materia". Questa scultura viene definita la "Grande Madre" ed evoca la divinità primigenia, che esprime in dimensione cosmica l'origine del tutto. La scultura è plasticamente più organica e l'effetto di aggregato è minore di quello ottenuto nella precedente opera. Alla figura si intersecano dei piani (la ringhiera di un balcone, un blocco con sopra la scritta Muro) e la materia viene animata dalla luce.
Della scultura di Boccioni "Antigrazioso" si conosce, oltre al gesso originario, anche una scultura in bronzo, tirata dall'originale. Venne acquistato nel 1952 dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma; apparteneva alla moglie di Marinetti, Benedetta.
Questa scultura ritrae sempre la madre ma, a differenza di "Testa + casa + luce", presenta una sintesi più unitaria ed un risultato meno misterioso. Il volto, è accentuato nei suoi rilievi anatomici con tensione espressiva. La testa sulla casa di "Antigrazioso", si è ridotta ad un piano d'intersezione, anche se nello stato attuale della statua, non si può più notare, perché sono scomparse quelle linee-forza che partivano dalla costruzione inserita nella testa.
Testa in legno è un'opera che segna il particolare colloquio plastico di Boccioni con la materia dura, verso ritmi spezzati, come nella luce dell'occhio solidificata in rilievo piramidale; ha una forte accentuazione anatomica che conduce la scultura a risultati più espressionisti che cubisti.
Vuoti e pieni astratti di una testa (1912) era una scultura in gesso che purtroppo è andata distrutta. Da un punto di vista formale essa appare più rigida rispetto alle altre sculture di Boccioni e forse, proprio a causa dell'aspetto scultoreo più tradizionale, viene apprezzata dalla critica. L'opera è costruita mediante piani nitidi e ben squadrati con profondi vuoti e pieni che sul bianco del gesso, riescono a dare improvvisi sbalzi di colore ed un chiaroscuro molto violento. È il momento dell'influsso chiaramente cubista, dopo il soggiorno a Parigi di Boccioni, la novità è il rapporto astratto positivo-negativo; sull'approfondimento dei valori tra concavo e convesso si fonderà il nuovo linguaggio boccioniano in maniera sempre più autonoma dal dato veristico.
Sviluppo di una bottiglia nello spazio (1912), è una natura morta in scultura e può considerarsi tra le composizioni scultoree più significative dell'epoca moderna. Boccioni non studia tanto la struttura della bottiglia in sé stessa quanto il suo rapporto con lo spazio circostante che risolve con un moto dinamico a spirale che si espande potenzialmente dal nucleo e si confonde con l'ambiente. La scultura ha un centro plastico, una costruzione rigorosa fatta di rapporti positivi e negativi che porta alla forma, ma si apre all'ambiente che è suggerito come espansione infinita.
Nel 1913, per accentuare il dinamismo spiralico, Boccioni fa altre ricerche plastiche: esegue infatti Forme-forze di una bottiglia, seconda edizione intenzionalmente più dinamica di "Sviluppo di una bottiglia nello spazio". Scultura in gesso anch'essa distrutta, fu esposta come il precedente gruppo di sculture a Parigi e a Roma. È proprio la dinamica espansione a risultare meno tesa di quella dello sviluppo precedente; nella prima edizione l'espansione delle forze, si ha intorno ad un asse statico, in "Forme-forze di una bottiglia" invece, vi è meno rigore plastico, la scultura è meno statica, più viva, i piani concavi e convessi sono più usati.
La scultura Sintesi del dinamismo umano, del 1912, viene esposta un anno dopo a Parigi e a Roma. inizia la serie delle opere dinamiche. La ricerca fondamentale per Boccioni è ormai la sintesi tra moto universale e moto relativo: la forma unica che vive nella continuità dello spazio. Riesce a superare la scomposizione del moto relativo, accidentale, in una serie infinita, meccanica di gesti. La figura, anche se alterata, ripropone l'idea della classicità: un nuovo "sublime", contro cui era andato nel Manifesto della scultura futurista, ma a cui in sostanza tendeva per il suo bisogno di assoluto e di primario. Non si tratta di derivazione neoclassica, a cui fu contrario. Il classicismo di Boccioni - e non è un controsenso, anche se potrebbe sembrarlo per un futurista d'avanguardia - è un' organicità della figura insieme all'ambientazione potenziale, quindi "vera", ma cosmica e infinita: all'opposto quindi di ogni mito classico. Essa diventa astratta nella sua figurazione.
"Sintesi del dinamismo umano", in gesso, "barocca" nella muscolosità impressa dal moto dinamico, risulta scomparsa. Ed infatti egli ha ottenuto in quest'opera una quasi perfezione, risolvendo veramente quei problemi che nelle opere precedenti erano soltanto posti.
La scultura Muscoli in velocità, distrutta dopo l'esposizione di Palazzo Cova nel 1917. Probabilmente risulta essere una variante di "Sintesi del dinamismo umano". Viene esposta da Boccioni a Parigi e poi nel dicembre del 1913 nella Galleria Futurista di Roma. L'espressione della velocità vi è cercata non soltanto con l'allungamento di alcune forme, ma anche con l'accenno delle diverse posizioni della gamba e del piede, durante la corsa, riunite in un tutto e stilizzate. In quest'opera viene finalmente raggiunta, dopo essere stata a lungo cercata, la compenetrazione della figura con l'ambiente.
Espansione spiralica di muscoli in movimento, scultura in gesso perduta, fu esposta a Parigi e a Roma nel 1913. È un' opera maggiormente sintetica rispetto alle altre e presenta dei magnifici raccordi di masse. Si abbandonano tutte le altre ricerche, mantenendo soltanto quella sul dinamismo nel corpo umano. La spirale, linea prediletta da Boccioni, in quest'opera ha la funzione di organizzare intorno a sé tutta la materia.
Forme uniche di continuità nello spazio del 1913 è considerata la scultura più riuscita delle ricerche plastiche boccioniane, dalla critica dell'epoca, da quella contemporanea e da Boccioni stesso. Allo stato attuale esisterebbero sei o sette versioni in bronzo della scultura, ed alcune in gesso, eseguite in epoche diverse. "Forme uniche di continuità nello spazio", rappresenta la sintesi massima delle ricerche di Boccioni: la velocità, la simultaneità, il moto relativo, vengono fotografati, "gelati" nello stesso istante, che potrebbe durare in eterno, perché il tempo della scienza non coincide più con quello interiore umano; il tempo sembra racchiudere lo spazio, la scultura stessa. In questa statua sembra esservi concentrato e compenetrato insieme, tutto il dinamismo universale, tutta la vita e i moti nascosti dentro una semplice forma. "Forme uniche di continuità nello spazio", non offre una serie di profili rigidi, di silhouettes immobili, ma ogni profilo reca in sé la chiave per leggere altri profili.
È forse l'ultima scultura eseguita da Boccioni, non sappiamo dell'altra, oggi dispersa, non documentata da fotografie, Forme essenziali di un footballer.
Cavallo + case, gruppo polimaterico iniziato da Boccioni nel 1914 e finito da altre mani. La scultura pervenuta alla Fondazione Guggenheim di Venezia, che soltanto al cinquanta per cento circa è in forma originale, rende molto difficile capire gli intendimenti dell'artista e la misura in cui egli li realizzò. La più remota testimonianza dello stato in cui Boccioni probabilmente lascia l'opera alla sua morte, è una fotografia pubblicata nel 1923. Ma si può ritenere che l'artista non abbia mai considerato finito quel suo lavoro, e che nel 1916, quando scompare, egli stia ancora cercando la soluzione a problemi concettuali che esso pone.
Per ulteriori informazioni sulle opere e le sculture di Umberto Boccioni, all'interno di Wikipedia, potrete trovare numerosi approfondimenti.





 
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