Arte Artisti
Umberto Boccioni


BIOGRAFIA UMBERTO BOCCIONI
Umberto Boccioni nasce a Reggio Calabria il 19 ottobre del 1882 da genitori romagnoli.
Anima avventurosa e irrequieta di lottatore, Boccioni girovagò per il mondo, tentando innumerevoli vie, militando negli ambienti anarchici e rivoluzionari, attratto sia dall'azione violenta che dal sogno, prima di dedicarsi alle varie esperienze artistiche.
L'ambiente in cui vive Umberto Boccioni è vario a causa dei suoi numerosi spostamenti dovuti al lavoro del padre, modesto impiegato di prefettura. Svolge i suoi primi studi a Padova e li prosegue nel 1897 a Catania, all'istituto tecnico; nel 1901 Umberto Boccioni si trasferisce a Roma, presso la zia, e frequenta lo studio di un cartellonista. Esegue pannelli e disegni con scene di automobili in corsa: alcuni si trovano ancora oggi all' Automobil Club di Roma. Boccioni s'incontra con Severini, col quale diventa discepolo di Giacomo Balla nello studio a Porta Pinciana che lo esorta a "dipingere dal vero". Un gruppo di disegni di taccuino di questo periodo testimonia lo studio assiduo eseguito da Boccioni sulla città e sull'antico. Frequenterà in seguito la Scuola libera del nudo all'Accademia di Belle Arti.
Nell'aprile del 1906 compie il primo viaggio a Parigi, dove resta fino all'agosto, per partire poi verso la Russia, da cui torna nel novembre dello stesso anno. Al ritorno Umberto Boccioni disegna, dipinge attivamente, pur restando insoddisfatto e limitato dalla cultura italiana essenzialmente provinciale.
Nell'autunno del 1907 Boccioni si trasferisce a Milano, la città che più delle altre è aperta alle nuove tendenze europee. Dopo il "Manifesto del futurismo", lanciato il 9 febbraio del 1909 sul giornale francese "Le Figaro", s'incontra con Marinetti assieme a Carrà e Russolo; nel 1910 Boccioni sottoscrive il "Manifesto dei pittori futuristi" diffuso in volantini stampati da "Poesia". L'11 aprile Umberto Boccioni scrive con altri (Carrà, Russolo, Balla e Severini), il "Manifesto tecnico della pittura futurista". Partecipa alle numerose "serate futuriste" nei vari teatri delle province italiane, ed è lui che organizza, più degli altri, le mostre nelle varie capitali europee, da Parigi, a Londra, a Berlino, Bruxelles e in altre città.
Nel 1912 Boccioni pubblica il "Manifesto della scultura futurista"; torna a Parigi e guarda alla scultura di Archipenko, Brancusi, Duchamp-Villon, Picasso; ed è in quell'anno che egli lavora febbrilmente oltre che alla scultura, anche alla pittura, creando la serie delle opere dinamiche.
Dal 1913 collabora con numerosi articoli al periodico futurista "Lacerba", fondato in quell'anno da Papini.
Nel 1915 si arruola con altri pittori nel battaglione dei volontari ciclisti.
Il 17 agosto Umberto Boccioni muore all'alba in seguito ad una caduta da cavallo del giorno precedente, mentre si dirigeva verso la periferia di Verona.

POETICA UMBERTO BOCCIONI
La poetica boccioniana è strettamente connessa a quella futurista, tanto da far risultare molto difficile la distinzione dei vari elementi, anche solo logicamente. Boccioni, pur ammirando Picasso, considerava il cubismo troppo immobile. Egli invece, si lasciò molto influenzare dalle novità linguistiche di Cezanne, dall'essenza lirica e dinamica dell'impressionismo e da Medardo Rosso, da cui ereditò il problema dell'oggetto immerso nell'atmosfera.
Umberto Boccioni pensava che la scultura, a differenza della pittura, non fosse riuscita a rinnovarsi durante i secoli e che tutti gli artisti che fossero convinti di poter trovare uno stile che corrispondesse ad una sensibilità moderna senza dover uscire dalla tradizionale concezione della forma scultorea, fossero la causa di tutto ciò; Boccioni infatti diceva che costruire ancora e voler creare con gli elementi egizi, greci o michelangioleschi era come voler attingere acqua con una secchia senza fondo in una cisterna disseccata!
Così la scultura per il futurismo, doveva trovare nuove sorgenti di emozioni e di stile al di fuori del nudo accademico e forse anche oltre l'oggetto, oltre i limiti di quello che fino ad allora era stato considerato suddiviso ed inesprimibile plasticamente. Per Umberto Boccioni bisognava partire dal nucleo centrale dell'oggetto dal quale si diramavano le varie linee-forza che lo definivano nell'ambiente e ne determinavano il suo carattere essenziale.
Per Boccioni le linee-forza non devono contornare l'oggetto perché esse, essendo solo una parte, non possono scindersi ma devono rimanere indissolute al tutto. Esse non sono altro che la manifestazione dinamica della forma, la rappresentazione della traiettoria delle linee di costruzione di un oggetto; " Tutti gli oggetti - secondo ciò che Boccioni chiama trascendentalismo fisico - tendono all'infinito mediante le loro linee-forze, di cui la nostra intuizione misura la continuità". Così, i bordi dell'oggetto fuggono verso la periferia e la loro intersezione con altri piani, anche con quelli dell' atmosfera, appare come forma.
Nel Manifesto tecnico della scultura futurista, Boccioni proclama "l'assoluta e completa abolizione della linea finita e della statua chiusa." E poi continua: "Spalanchiamo la figura e chiudiamo in essa l'ambiente."
Secondo Boccionii, un artista per creare una certa armonia nelle sue creazioni, potrebbe anche abolire una parte di ciò che vede, come ad esempio: una gamba, un braccio oppure un oggetto, poiché essi non hanno importanza se non per creare un certo ritmo plastico. Le distanze fra un oggetto e l'altro non sono più degli spazi vuoti per il Futurismo ma delle continuità di materia di diversa intensità, che Boccioni chiama solidificazione dell'impressionismo. Quindi facendo partecipare gli oggetti dell'ambiente alla costruzione dell'oggetto che vi è immerso si ottiene" la compenetrazione dei piani "; essa consiste in una serie di intersecazioni di linee e di volumi di infinita varietà di spessore, pesantezza e trasparenza.
La simultaneità è un concetto che investe tutti gli elementi della poetica boccioniana e, proprio per questo motivo, Boccioni stesso la definisce come "l'effetto di quella grande causa che è il dinamismo universale ", l'esponente lirico della moderna concezione della vita, la plastica manifestazione di un nuovo assoluto, quello della velocità.
Umberto Boccioni appartenente al Futurismo, a differenza degli scultori tradizionali, non ha bisogno di far girare la statua su sé stessa davanti allo spettatore ma, mediante la costruzione architettonica a spirale, crea davanti allo spettatore una continuità di forme che gli possono permettere di seguire razionalmente, attraverso la forma-forza che scaturisce dalla forma reale, una nuova linea chiusa che determina gli oggetti nel loro moto.
Ogni oggetto è dinamico, ha in sé un moto, sia esso in movimento o in riposo, dato che il riposo, è per Boccioni, soltanto un'apparenza. Si giunge così ad una scomposizione dell'oggetto secondo le linee vive e le tendenze delle sue forze. Questo è per i futuristi il moto assoluto che si potrebbe chiamare "il respiro o il palpito dell'oggetto". Per una reale concorrenza di linee e delle reali battaglie di piani, ogni oggetto influenzerà l'oggetto vicino e verrà caratterizzato dalla diversa potenzialità del proprio moto assoluto: il più debole subir ha sempre la forza del più forte.
Ponendo vicini, ad esempio, una sfera ed un cono, si avrebbe nella prima una sensazione d'impeto dinamico e nel secondo una sensazione di staticità. Nella sfera ci sarà una tendenza a partire mentre nel cono si potrà osservare una tendenza a radicarsi.
Il problema per il Futurismo era quello di cogliere la realtà nella sua totalità, nel suo assoluto, nella sua unitaria molteplicità, nella sua vita, che è parte di quella universale. Questo cogliere dal di dentro il dato reale è una conoscenza completa, ottenuta immedesimandosi intuitivamente nell'oggetto e vivendone dal di dentro la sua vita nella totalità del suo divenire. "Noi ci identifichiamo nella cosa". Da questo primo punto si sviluppa il modo di concepire l'oggetto e quindi di rappresentarlo: "Concependo l'oggetto dal di dentro, cioè vivendolo, noi daremo la sua espansione, la sua forza, il suo manifestarsi, e creeremo simultaneamente la sua relazione con l'ambiente." Quindi ci rivela che in natura non ci sono linee perpendicolari o linee orizzontali assolute: "Di perpendicolare e orizzontale non v'è che un punto situato all'altezza dell'occhio che osserva, poiché tutto il resto, al di sopra, al di sotto e ai lati, prosegue intorno a noi in linee convergenti all'infinito".
Non c'è più bisogno di copiare scrupolosamente l'oggetto osservato, quello lo può benissimo fare la fotografia; oggi la realtà non consiste più nell'oggetto, ma come pensavano gli impressionisti, esso si trasfigura a seconda delle sensazioni che riesce a dare al soggetto. La realtà quindi non sarà più assoluta, ma cambierà da persona a persona, poiché ognuna, osservando un oggetto ne riceverà un'impressione diversa: essa sarà relativa.
Umberto Boccioni come gli altri futuristi è stato influenzato dal "Super uomo" di Nietzsche, dalla "nuova civiltà delle macchine" e dalle recenti scoperte d'inizio secolo, ma in particolare, egli deve essere rimasto molto affascinato dalla "teoria della relatività ristretta" formulata nel 1905 dal fisico tedesco Albert Einstein; da lui Umberto Boccioni ha appreso l'importanza dell'energia ed ha ripreso il concetto di tempo, (la forma dinamica infatti, è vista come una specie di quarta dimensione che non può vivere perfetta senza l'affermazione delle altre tre che ne determinano il volume).
La scultura futurista è il prodotto dell'unione delle vibrazioni delle luci con le compenetrazioni dei piani, il suo fondamento è architettonico, non soltanto come costruzione di masse e volumi, ma soprattutto perché il blocco scultoreo deve avere in sé gli elementi architettonici dell'ambiente in cui vive.

Per ulteriori approfondimenti, in questa pagina di Arte-Artisti troverete informazioni su tutte le sculture di Umberto Boccioni.







 
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